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LA "CÒRNA DI BÜS"

Importante scoperta archeologica di Ausilio Priuli nella Riserva naturale "Valli di Sant'Antonio" in Comune di Córteno Golgi, alta Valle Camonica

Da alcuni anni l'archeologo camuno Ausilio Priuli, direttore tra l'altro del Museo d'arte e vita preistorica di Capodiponte, si sta prodigando nella ricerca archeologica nei territori di Sònico, Édolo, Córteno Golgi ed Aprica, riportando alla luce una grande quantità di rocce incise e studiando testimonianze che pongono in una nuova luce la distribuzione della cultura figurativa rupestre in Valle Camonica ed il modo in cui è stato antropizzato il territorio.

Della ricerca condotta a Sònico si è parlato in diverse occasioni. Nel territorio di Édolo, Priuli sta lavorando da tempo ed ha già individuato un numero consistente di rocce incise, alcune delle quali ospitano interessanti rappresentazioni di mappe. Nel territorio di Aprica e Val Belviso ha trovato incisioni fino ad oltre 2000 metri di quota.

Ora le ricerche continuano nel Comune di Édolo e in quello di Córteno Golgi, ed è qui che vi sono rilevanti sorprese. Esplorando il territorio con gli amici Giacomo Salvadori, Antonio Stefanini e il guardiacaccia Nino Brichetti, aveva già individuato e colto l'importante presenza di strutture d'archeologia industriale come miniere, forni di cottura di minerali di ferro e "calchère", ma gli sembrava impossibile che non vi fossero incisioni rupestri, dal momento che ne aveva appurata la presenza nei territori circostanti. Alla fine, dopo aver sollecitato Nino Brichetti che è nato, vissuto ed ha percorso ogni cm² delle Valli di S. Antonio, ecco che questi è uscito con un ricordo: la Còrna di Büs.

Il 30 novembre, di buonora, Salvadori, Stefanini e Priuli, guidati da Brichetti, sono saliti dal gelo di S. Antonio (1.127 m., luogo di passaggio della famosa Maratona del Cielo di luglio) lungo il ripido costone di montagna a Nord-Nord-Ovest del piccolo villaggio, inerpicandosi fino a circa 1400 metri e qui Priuli ha finalmente trovato quello che cercava da tempo. Un enorme masso, apparentemente in bilico su alti roccioni, domina la valle soprastante il borgo, la Val Brandét e la Val Campovecchio, come un balcone creato apposta per governare il mondo sottostante.

Il lavoro di ripulitura ha messo in luce un'estesa superficie di ca. 10 m², totalmente incisa. Il sole radente ha evidenziato oltre 300 coppelle e canaletti che ne uniscono un gran numero, disposte apparentemente in disordine, ma evidentemente rispondenti ad esigenze magico-religiose particolari che oggi noi non siamo più in grado di capire.

"Non vi è dubbio - afferma l'archeologo Dott. Priuli - che quel masso è stato oggetto di prolungata frequentazione nella preistoria e che dello stesso forse si era già persa la conoscenza all'avvento del Cristianesimo, dal momento che non reca alcuna traccia di cristianizzazione. Le coppelle sono di diverse dimensioni e, tranne poche, abbastanza piccole; inoltre sono tra loro unite da canaletti e tanto consunte da dimostrare la loro inequivocabile appartenenza alla preistoria. Era un masso sacro, una specie di altare sul quale a lungo la gente che frequentava quel luogo sentiva il bisogno, battendo sulla roccia con una pietra e scavando quelle coppelle, di attivare le forze della natura, risvegliare gli spiriti che governavano la vita di quelle valli, affinché le rendessero produttive, ricche di ogni bene ed incontaminati paradisi di pace. Battere su quella roccia forse è stato un modo per far tornare a splendere il sole dopo il lungo sonno invernale, così che coi suoi raggi fecondasse la Madre Terra rendendola produttiva. Attorno al masso non vi sono tracce di attività produttive, ed al massimo in quel luogo erto pascolavano solo pecore e capre, per cui è evidente come coloro che in diverse fasi hanno inciso quei segni, quelle coppelle, siano saliti lassù proprio per fare quello".

E conclude Priuli: "È una scoperta importante, un nuovo tassello che si aggiunge al ricco mosaico che va oltre il territorio di Capodiponte e che permette non solo di capire le incisioni rupestri, ma anche l'uomo nel tempo e nello spazio, del quale sono espressione". (04-12-2001)


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